Analisi Tattica: il Lipsia di Ralph Hasenhüttl

28.04.2017 19:40 di Redazione FS24 Twitter:    Vedi letture
Fonte: L. Maleci - assoanalisti.it
Analisi Tattica: il Lipsia di Ralph Hasenhüttl

Squadra rivelazione della Bundesliga 2016-2017, il Lipsia (RB Leipzig è il nome originale) è anche la “più odiata di Germania”, accusata di essere priva di storia calcistica e costruita solo per fini commerciali. In Germania viene dato molto peso alla storicità calcistica della società ed il fatto che RB Leipzig , grazie agli investimenti massicci del proprio sponsor, abbia bruciato le tappe e sia arrivata velocemente in alto, non è ben visto dalle tifoserie avverse, e viene invece considerato come l’usurpamento del posto a club più storici e blasonati come lo Stoccarda; inoltre nel campionato tedesco vige una regola che vieta di avere lo sponsor all’interno del nome sociale (fatta eccezione per lo storico Bayer Leverkusen) e l’inserimento della sigla “RB” al posto di “RedBull”, giustificata come “RasenBallSport” che significa “sport della palla che rotola sul prato”, è visto come una forte provocazione.

Resta il fatto che, sul campo, la squadra si è conquistata il secondo posto in classifica (62 punti in 30 partite, 8 punti meno del Bayern Munich) ed esprime un calcio basato sulla dinamicità e velocità che sta permettendo il mantenimento della zona alta della classifica e l’ottenimento di risultati importanti per questa stagione.

Squadra caratterizzata da un’alta atleticità e dinamicità dei giocatori, i quali attuano un forte pressing difensivo e in transizione fin dalla prima linea difensiva per tutti i 90’ andando spesso a raddoppiare sul portatore palla e ricercano lo sviluppo dell’azione offensiva in velocità, specialmente sulle fasce laterali con le due punte (Poulsen e Werner) sempre pronte ad attaccare la profondità, oppure, grazie alla prestazione atletica, permettono di far salire velocemente la squadra su lanci provenienti dal portiere o dai difensori centrali.

 

Nella “fase offensiva” possiamo osservare che nella prima parte della gara, l’azione viene avviata con lanci da dietro, spesso direttamente del portiere, indirizzati verso le punte (Werner e Poulsen) che si allargano molto per la ricezione e cercano la profondità sulle fasce laterali arrivando al traversone per l’altra punta o per l’inserimento dei centrocampisti. In seguito si passa ad un’azione più manovrata con una costruzione bassa impostata dai difensori centrali con il supporto di un mediano che si abbassa in modo da favorire l’avanzamento dei terzini. Anche in questo caso lo sviluppo dell’azione avviene prevalentemente sulle fasce laterali tentando dribbling oppure con l’ausilio di catene laterali per arrivare al superamento dell’ultima linea difensiva avversaria con traversoni (prevalentemente da parte di Poulsen) o con dribbling (principalmente Werner) in modo da arrivare alla conclusione a rete dall’interno dell’area di rigore.

 

In “fase difensiva” la squadra si schiera con un 4-3-3 (screenshot DIF) non sempre ordinato ma volto ad un forte pressing fin dalla prima linea di difesa creata dalle punte con l’aggiunta del centrocampista più avanzato, mentre alle loro spalle si formano due linee (la prima con mediano e centrocampisti laterali e la seconda con DC e terzini) che rimangono compatte verso il centro del campo, chiudendo gli spazi centrali di sviluppo avversario e costringendo ad allargare il gioco dove successivamente verrà portato un raddoppio della marcatura, costringendo così l’avversario all’errore e favorendo il recupero veloce del possesso.

 

In entrambe le fasi di transizione si ha un’alta intensità della squadra con un forte pressing in quella difensiva, volto a bloccare immediatamente l’avanzata avversaria e costringendo spesso ad arretrare e riavviare l’azione (dando modo ai compagni di recuperare le posizioni); in transizione offensiva si cerca la verticalizzazione sulle punte quanto prima che si allargano come di consueto sulle fasce cercando in velocità di aprire gli spazi per gli inserimenti dell’altra punta o dei centrocampisti offensivi.


Si può in definitiva apprezzare non certo un “bel gioco” inteso come quello messo in campo da ben più blasonati club e allenatori, ma efficace e basato nella prevalenza da prestanza fisica, velocità e intensità atletica per tutti i 90’ anche quando il risultato è già consolidato.