Stefano Paolino (osservatore): dalle modalità di lavoro, le soluzioni concrete per guarire il calcio italiano ai nomi del futuro

03.03.2018 23:42 di Redazione FS24 Twitter:   articolo letto 1178 volte
Fonte: footballscouting
© foto di Emanuele Taccardi/TuttoMatera.com
Stefano Paolino (osservatore): dalle modalità di lavoro, le soluzioni concrete per guarire il calcio italiano ai nomi del futuro

Da Taranto a Melfi passando via Pro Patria e Reggiana. E’ questo l’importante curriculum che vanta l’ex calciatore 37enne, Stefano Paolino. In attesa di una nuova chiamata, l’osservatore campano si racconta a Football Scouting. In questione le sue modalità di lavoro, la proposta di alcune soluzioni concrete per guarire il calcio italiano e i nomi del futuro.

Cosa l’ha spinto a diventare osservatore?

Nasce un po’ per caso. Nel 2010 ricevetti una chiamata dall’allora capo scouting del Taranto Calcio, Stefano Mezzina, che mi propose di diventare l’osservatore del club in Campania. Ho incominciato con loro, poi man mano mi sono appassionato a questo lavoro. Mi piaceva vedere le partite, scrutare le caratteristiche dei giocatori e capire la loro prospettiva. Fu una chiamata davvero inaspettata, non ho mai pensato di diventare un osservatore.

Taranto, Pro Patria, Reggiana e Melfi. Un curriculum già molto importante, quale è stata l’esperienza che l’ha segnata di più dal punto di vista professionale?

Le esperienze professionali sono state tutte belle e gratificanti. Tutte mi hanno lasciato qualcosa cosi come anche le persone che ho incontrato. Ovviamente, per un motivo di ruolo e di importanza, quella di Melfi dove ho fatto il mercato in prima persona è stata fino ad adesso l’esperienza più completa. Senza dimenticare che quelle con Taranto, Pro Patria e Reggiana, sono state molto formative.

Oggi, mediamente, i vari osservatori tendono a selezionare ragazzi già strutturati dal punto di vista fisico tralasciando magari l’aspetto tecnico. Lei reputa questo tipo di lavoro efficace e corretto oppure pensa che sia fin troppo riduttivo?

Bisognerebbe fare, ovviamente, un distinguo. Se si parla di giocatori di settore giovanile personalmente guardo le capacità tecniche-coordinative mentre se si fa un discorso di osservatori di prima squadra con giocatori già formati cambiano, in quel caso, le caratteristiche da osservare andando quindi su un discorso di sfera tecnica, tattica, fisica e psicologica.

Invece, quali sono gli elementi che lei guarda in un ragazzo e le chiedo se fa anche affidamento alle sensazioni

In un ragazzo cerco di guardare quanti margini di crescita fisica abbia e poi vedere se dal punto di vista tecnico-coordinativo ha delle qualità importanti. Tutti gli osservatori, secondo me, vanno a sensazione perché ci sono dei giocatori che ti lasciano la percezione di essere forti e importanti già da piccoli.

La retorica più diffusa in Italia è quella che, per poter risollevare il calcio italiano, bisogna ripartire dai centri giovanili e dare più spazio ai giovani in prima squadra. E’ d’accordo con tutto questo oppure proporrebbe altro a riguardo?

E’ un discorso che bisognerebbe fare ad ampio raggio che ha delle radici molto profonde secondo il mio punto di vista. Oltre ai vari centri di formazione che si stanno forgiando in questo periodo in Italia bisognerebbe, innanzitutto, togliere le valorizzazioni che le squadre di Serie A e di Serie B danno alle squadre di Lega Pro; se un giovane è bravo non ha bisogno di essere pagato dalla società maggiore perché ha delle qualità tecniche e deve essere schierato per la sua bravura. Toglierei i contributi che la Lega di Serie C offre se fai giocare degli under; un altro errore secondo il mio punto di vista perché i presidenti pur di risparmiare si affidano alle valorizzazioni o scelgono un under al posto di over anche se il primo è meno bravo del secondo. Stesso discorso in Serie D, toglierei gli under perché molti ragazzi non sono all’altezza della situazione. Questo tipo di sistema ha creato illusioni in tanti ragazzi. Sono per le regole libere, chi è bravo gioca così come accadeva tempo fa, anzi, darei più spazio a settori giovanili di Lega Pro con presidenti che devono sborsa quattrini per far si che i loro settori giovanili producano giocatori. Naturalmente, è’ un discorso che andrebbe affrontato in maniera molto ampia.

Tralasciando l’Italia. Quale modello europeo la colpisce per la politica e il lavoro che viene fatto con i settori giovanili?

Devo dire che negli ultimi anni il modello tedesco ha dimostrato di essere veramente all’altezza e molto avanti con i loro progetti relativi alla crescita dei ragazzi. Dopo il mondiale del 2006, a differenza dell’Italia, si sono rimboccati le maniche e hanno fatto un vero programma rilanciando il settore giovanile e ora stanno raccogliendo alla grande i risultati.

Quale under 20 la colpisce di più in Serie A e chi secondo lei potrebbe diventare un giocatore di caratura internazionale?

Ci sono molti bravi giocatori. Oltre ai vari Locatelli e Cutrone del Milan che sono un po’ sulla bocca di tutti, mi hanno impressionato Kean del Verona e anche lo stesso Vignato, un classe 2000 di proprietà del Chievo Verona che ha esordito in Serie A nella passata stagione. Poi c’è anche Pedro Pereira, il terzino classe 1998 di proprietà del Genoa ex Sampdoria, ha sicuramente un futuro importante davanti a sé. Il Benevento in questi mesi ha lanciato il classe 1999 Brignola, che sta facendo molto bene, in pochi pensavano potesse dare molto sotto questo punto di vista.

In Serie B?

Citerei sicuramente Marco Varnier, difensore centrale del Cittadella, classe 1998. A mio avviso ha grande prospettiva e notevoli margini di miglioramento. Poi, ci sono due interessanti classe 2000 come Tonali del Brescia e il portiere di proprietà del Milan Alessandro Plizzari, quest’anno in forza alla Ternana. Infine anche due profili interessanti sono Carraro e Capone del Pescara.

Del campionato Primavera, invece, chi secondo lei ha delle potenzialità molto importanti?

A mio avviso, ci sono ben 4 classe 1999 che hanno un futuro molto importante e parlo di Pinamonti dell’Inter, Antonucci della Roma e i due atalantini Melegoni e Bastoni. Poi ci sono anche altri nomi come per esempio Bellodi del Milan, Gaetano del Napoli, Olivieri della Juventus. Ci sono tanti buoni giocatori che vanno seguiti e che hanno prospettiva.

Se dovesse ipotizzare la nazionale del futuro, scegliendo tra tutti gli attuali under 20, che formazione schiererebbe?

Plizzari (2000) in porta; linea difensiva a 4 con Bellanova (2000), Bellodi (2000), Bastoni (1999) e Pellegrini (1999); centrocampo a 3 con Melegoni (1999), Tonali (2000) e Gaetano (2000); trequartista Zaniolo (1999) e per finire in attacco Kean (2000) e Pinamonti (2000).

Ha dei progetti professionali per il futuro?

In questo momento sto girando molto. Seguo partite e mi tengo aggiornato per un eventuale chiamata. E’ importante che io abbia un ruolo ben definito che poi sia direttore, il suo braccio destro o capo scouting non è importante, conta il progetto