Le difficoltà dello scouting giovanile

 di Redazione FS24 Twitter:   articolo letto 918 volte
Fonte: Davide Cocchi - settoregiovanileacademy.wordpress.com/
© foto di Diego Fornero/TorinoGranata.it
Le difficoltà dello scouting giovanile

Per allestire un Settore Giovanile valido ma soprattutto continuativo (nel senso dell’avere tutte le età di giocatori competitivi, dai primi calci alla primavera) è importante impostare una ottima rete di osservatori.
Non è quindi sufficiente investire cifre importanti, soprattutto se queste non si possiedono.
L’aspetto più importante nella valutazione di un giovane atleta è avere pazienza.
Quando si valuta un giocatore non bisogna mai fermarsi sull’impressione del momento ma guardare in prospettiva. Infatti è possibile che un ragazzo risulti più coordinato e tecnicamente dotato nel contesto della squadra e per questo emerga.
Credo sia necessario invece valutare quanto indice di miglioramento può avere l’atleta. Difatti un ragazzo che all’apparenza può sembrare normale nel giro di due o tre anni può avere un costante miglioramento fino a farlo diventare un prospetto interessante.
La linea tra il giocatore normale ed il giocatore potenzialmente importante è sottilissima più l’atleta è giovane, ed è qui che si nota la bravura dell’osservatore.
Analizziamo ruolo per ruolo le qualità da osservare nei giovani talenti.
PORTIERE: E’ un ruolo delicatissimo. In quanto da giovani non si valuta mai la tecnica e la fisicità del ragazzo, in quanto sono tutte qualità che emergono pari passo con la crescita anagrafica del giocatore. E’ importante capire il carattere del portiere, come guida la difesa, e come soprattutto reagisce ad un gol subito. Un portiere che piange o si butta giù davanti ad un errore non potrà mai avere futuro in quel ruolo.
DIFENSORE: In questo caso si valuta un po’ di più la fisicità del giocatore. Soprattutto per una questione di gioco aereo. La cosa fondamentale però à la concentrazione. Tanti difensori promettenti difettano di questo particolare. Thiago Silva ad esempio rimane concentrato per 90 minuti, lo si capisce dal fatto che non commette errori di disattenzione o superficialità, ma capisce le situazioni e ne esce con tranquillità.
CENTROCAMPISTA: Ha in mano le chiavi della squadra. Quindi è importante che abbia padronanza assoluta della tattica di ruolo. Deve avere personalità nel farsi dare sempre la palla per far partire l’azione. Testa sempre alta ed è fondamentale che sappia pensare un secondo più veloce degli avversari.
Ritengo personalmente una dote importante quella di perdere pochi palloni, soprattutto per non mettere in difficoltà la propria squadra.
Un mister del settore giovanile dove lavoro spiegando ad un centrocampista come deve giocare utilizza questa metafora “tu devi pensare al tuo ruolo come un sabato della settimana. Il nostro centrocampo dalla parte difensiva è come la scuola e quando sei a casa con i tuoi genitori, devi fare il bravo e comportarti correttamente (non perdere palla e fare cose facili). Invece il sabato sera è come il centrocampo dove attacchiamo, devi scatenarti, andare a ragazze e divertirti con i tuoi amici (usare la fantasia, cercare la giocata).
ATTACCANTE: Ormai un patrimonio (inteso come rarità) per ogni Settore Giovanile. E’ importante notare in primis la protezione della palla, ovvero come la difende dall’avversario. Importantissimo il cambio di direzione e di passo per avere un atleta efficacissimo negli ultimi metri d’area. Il movimento senza palla è una casistica che generalmente si insegna, difficile trovare un giovane calciatore che si muove subito con dimestichezza per il campo o che si smarca dall’uomo con contromovimenti verso o lontano dalla palla.
Una dote importantissima è quella di sapere sempre dove arriva la palla, alla Inzaghi per intendersi, talento che non si insegna, ma si nota fin da piccoli.
Aggiungo anche la freddezza sotto porta, esistono tanti attaccanti con il grosso difetto di sbagliare parecchie occasioni da rete (chi ha detto Robinho?).

Concludo ripetendo il concetto iniziale, ci vuole lungimiranza e tantissima pazienza per valutare correttamente un giocatore, non basta una partita per capire il ragazzo. I fattori ambientali, mentali possono sempre influire sulla singola prestazione.
Ricordatevi che lo stesso Messi fu scartato in tanti provini, Evra giocò anni in Italia senza che nessuno lo notasse e Henry nella Juventus fuori ruolo per poi alla fine essere svenduto come brocco.