ESCLUSIVA Attendere prego: lo sviluppo armonico viene prima del modulo

01.11.2014 22:09 di Redazione FS24 Twitter:   articolo letto 1971 volte
Fonte: Roberto Nencini, Fabio Ciuffini - Calcioscouting.com
ESCLUSIVA Attendere prego: lo sviluppo armonico viene prima del modulo


L'acquisizione e la stabilizzazione dei gesti tecnici rappresentano l'aspetto prioritario nella maturazione del giovane calciatore, in riferimento alla fascia di età che va dai 6 ai 12-14 anni. È pertanto su di essi che dovrebbe dirigersi l'attenzione dell'educatore/istruttore/allenatore (formatore) in questo specifico periodo evolutivo.

Tuttavia, assistiamo a situazioni in cui il "Mr di turno" propone in allenamento e in partita "esasperazioni" tattiche venendo meno a quei principi basilari che identificano proprio in questa fase "l'età dell'oro" per apprendere capacità coordinative e tecnica di base funzionali ad uno sviluppo psicofisico armonico del ragazzo.


Ma quali sono le motivazioni che spingono gli allenatori ad un simile comportamento?
Cercheremo brevemente di soffermarci in questo primo contributo sul ruolo giocato dalla specializzazione precoce, per passare poi, in un prossimo articolo, sulla cultura del risultato.


VOGLIA DI MODULO: LA SPECIALIZZAZIONE PRECOCE
Una prima criticità è rintracciabile in una probabile penuria di tecnici qualificati all'interno delle Scuole Calcio e Settori Giovanili. È ormai noto che "affiancare ed educare" i giovani calciatori nel loro percorso di crescita, significa infatti sia "miscelare" qualità tecniche, tattiche, educative, psicologiche, relazionali, che rendersi disponibili ad un aggiornamento continuo.
Con una competenza a 360º, il formatore può ottenere infatti risultati gratificanti sia per i ragazzi (essendo in grado di valutarne costantemente un'oggettiva evoluzione) che per la Società di appartenenza e per l'esperienza personale (autovalutazione).
In realtà ancora oggi troppi "super tecnici" calcano i campi di scuola calcio e settore giovanile improntando il loro agire sul "tatticismo esasperato" e sull'agonismo "all'ultimo stadio" essendo convinti assertori delle "specializzazioni precoci", notoriamente incompatibili con l'allenamento prevalente di distinte tecniche fini (e quindi anche di specifiche parti del corpo)
in fase evolutiva.
La risultante è la presenza di ragazzini di 12 anni "schiavi della tattica", imprigionati in meccanismi di gioco nei quali "non si riconoscono" ed usati, calcisticamente parlando, solo per soddisfare il piacere del Mr (ma non formatore!).
Poco importa, dunque, se in quella squadra ci sono piccoli calciatori che sanno usare solo un piede, se non riescono ad effettuare correttamente una ricezione o saltare per colpire di testa oppure se giocano solo per se stessi! L'importante è che sappiano applicare il fuorigioco perché ciò può portare alla vittoria!
La pericolosità di un'eccessiva enfasi sul ruolo e sul modulo tattico sta, di conseguenza, nel rischio di abbandono dell'attività sportiva (il Drop-Out).


Alcuni criteri esplicativi:
Un bambino fino agli 8 anni, non è ancora in grado di prevedere con accuratezza il comportamento altrui e di interpretare i molti fattori che determinano una sconfitta, rischiando di sentirsi colpevole di un insuccesso se rimproverato troppo spesso dal suo allenatore (magari per un movimento sbagliato o per non aver saputo tenere bene una posizione..) perdendo così l'entusiasmo.
Un ragazzino di 12 anni necessita di acquisire autonomia e di muoversi pensando in campo,
ovvero deve poter prendere delle decisioni liberamente assumendosi anche dei rischi. Solo così apprenderà nuove competenze (anche di natura cognitiva) e saprà districarsi dinanzi alle difficoltà, anche grazie alla possibilità di provare ruoli diversi. Attività in grado di fargli maturare, tra l'altro, la capacità di valutare le esigenze di un compagno “mettendosi nei suoi panni” e sviluppando, pertanto, capacità collaborative.


Anche ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni hanno bisogno di una certa libertà e di sperimentare movimenti e dinamiche (anche di tipo motorio) che esulano dal “ruolo” specifico, in quanto il loro sviluppo psicofisico necessita di sviluppare anche competenze ed abilità non necessariamente “attinenti” (cosicché sarebbe auspicabile che potessero anche giocare alcune volte con mezzi e strumenti tipici di altre discipline come il basket, il tennis od il rugby, ad esempio).
In conclusione, l'enfasi precoce sul modulo è contraria ai tempi medi naturali di sviluppo psicofisico

(Seconda parte)


Abbiamo visto nella prima parte del nostro contributo, in sintesi, i motivi che rendono “pericolosa” la specializzazione precoce. Ci soffermiamo adesso su un altro aspetto: l'uso dei moduli come strumento per raggiungere la vittoria.


L'altra nota dolente: quel che più conta è vincere!
Puntare esclusivamente sul risultato (con il consenso/assenso delle Società!) può trarre origine da motivi diversi. Nello specifico è necessario fare un distinguo tra Società dilettantistiche e professionistiche.


Nelle prime, il motivo di tale “prospettiva” va ricercato in una possibile mancanza di persone qualificate all'interno dei propri organi tecnici e dirigenziali: in questo caso le formazioni giovanili sono "in mano" a "brave persone" che, peccando in competenze (a volte in presunzione), "misurano" la propria bravura sulla base di ciò che è più immediato agli occhi di tutti: la vittoria, appunto!
Nelle Società professionistiche il risultato diventa importante, invece, per "l'immagine vincente" di quella specifica realtà (oltre a portare in auge i vari dirigenti di turno) rendendo giustificabile l'esasperazione tattica con la quale vengono organizzate sedute di allenamento e partite.
Ma quali sono le conseguenze dirette sui giovani calciatori di una simile concezione?
A livello giovanile, senza voler demonizzare in assoluto la ricerca della vittoria, obiettivo di ogni sport individuale e di gruppo, il solo aspetto positivo che si possa dare al risultato è garantire un livello più alto di autostima. Le Società e Tecnici hanno pertanto il "dovere" di programmare un tipo di attività che "calzi a misura" sulle esigenze specifiche di quel particolare "momento di crescita" del ragazzo, concedendo adeguato spazio allo sviluppo integrale della personalità.
Gli allenatori, in particolare, sono chiamati a "recuperare" un "miglior bagaglio tecnico" dai giovani calciatori e a trasmettere una "mentalità più offensiva", allo scopo non di “vincere a tutti i costi” bensì di rendere il ragazzo e la squadra progressivamente dotati di un'auto-efficacia più strutturata, anche grazie allo sviluppo di competenze trasversali (comunicative,sociali e relazionali), essenziali nell'orientare adeguatamente insegnamenti e “concetti”.
Al di la dei moduli di gioco e delle esasperazioni tattiche proposte, alla base del gioco del calcio ci sono infatti le capacità di ogni singolo calciatore, ed è nei confronti di queste che dovrebbe quindi orientarsi l'attività, allo scopo di valorizzarle e potenziarle nella loro globalità.
Dedicare con maggior decisione il poco tempo a disposizione negli allenamenti ad aspetti tecnici (tecnica di base poi tecnica applicata o tattica individuale) può portare in futuro anche dei vantaggi in termini di gioco di squadra (tattica collettiva).
I moduli di gioco diventano dunque un falso problema ed un obiettivo di secondo ordine che rischiano di distogliere l'attenzione, invece, da aspetti essenziali e prioritari nella maturazione dei ragazzi, ovvero l'acquisizione di un completo bagaglio tecnico e un'educazione calcistica positiva.