FUNiňo, il metodo Wein e il mito del Barcellona
Il 6 gennaio si è svolto presso lo Sporting club di Desio (MB) un importante evento a livello giovanile, il FUNiňo, torneo a 8 squadre (Albinoleffe, Atalanta, Aurora Desio, Inter, Lombardia 1, Lumezzane, Monza e Real Meda, unica squadra femminile), organizzato da Horst Wein e la sua associazione, in collaborazione con Unicef e Aurora Desio, società dilettantistica della zona di Monza e Brianza, molto attenta riguardo alla ricerca di metodologie di allenamento all’avanguardia per il settore giovanile. Le partite della manifestazione si sono basate sulle regole di gioco ideate dallo stesso Horst Wein, l’uomo che, a partire da metà degli anni ’80, è stato in grado di dare vita alla “Cantera” del Barcellona e alla filosofia che ha accompagnato nel loro sviluppo, molti dei giocatori che oggi sono diventati delle leggende, non solo della storia della società catalana, ma del calcio mondiale in generale.
Tra le regole del FUNiňo è previsto che si giochi in campi da 25 x 35, con due porticine da due metri ciascuna, disposte su ogni linea di fondo ad almeno 12 metri l’una dall’altra. A sei metri da bordocampo si crea l’area di rigore con una linea retta che attraversa il rettangolo di gioco in orizzontale.
Le parole chiave su cui si fonda questo metodo sono divertimento e intelligenza. Lo stress e la pressione derivanti dalla ricerca del risultato sono aboliti, infatti non si tiene conto di chi vince o perde nelle partite, anzi ci sono regole ad hoc per evitare grosse disparità tra le squadre avversarie: esse sono composte da quattro giocatori, tre in campo e uno in panchina, che ruotano a ogni gol fatto o subito, in modo da far giocare tutti, e quando una squadra è sotto di almeno tre reti, ha la possibilità di inserire anche il quarto componente e giocare in superiorità numerica, fino a quando il divario risulterà inferiore. A contribuire all’atmosfera distesa dell’incontro c’è la musica di sottofondo e i genitori dei bambini sono invitati a limitarsi ad applaudire le squadre.
Lo scopo fondamentale di questa metodologia di gioco è di sviluppare l’intelligenza del bambino, insieme a una migliore percezione dello spazio e dei tempi di gioco, in quanto il giocatore migliore non è tanto quello più dotato dal punto di vista tecnico o fisico, bensì quello che sa prendere le decisioni migliori nel minor tempo possibile, un aspetto cui normalmente non vengono dedicati esercizi specifici e continui. Il modo in cui l’intelligenza di gioco viene sviluppata e coniugata all’aspetto ludico dell’apprendimento è attraverso il concetto di varietà. Durante le partite infatti, vengono introdotte via via nuove regole, secondo i principi di quello che viene definito “Brain Kinetic”, affinché il cervello dei giocatori non si abitui a svolgere sempre e solo le stesse operazioni. Per esempio, nel bel mezzo della partita, si può decidere di cambiare le porte in cui le squadre devono segnare, non più le due della metà campo offensiva, ma quelle poste su una diagonale, oppure, il gol viene convalidato se almeno un giocatore si trova sul lato lontano dalla porta, o se tutti hanno toccato il pallone durante l’azione, oppure se il gol è stato fatto col piede debole, o ancora, si gioca indossando una benda monoculare a copertura dell’occhio “forte”, e molte altre varianti ancora, tutte studiate allo scopo di fornire il maggior numero di stimoli possibili al cervello dei bambini, che devono adattarsi nel minor tempo possibile alla nuova situazione di gioco.
Inoltre, uno dei punti di forza del metodo di Wein è che sia un sistema pedagogico a tutto tondo e non solo una tecnica di allenamento applicabile esclusivamente al calcio. L’idea fondamentale è che tramite il divertimento, la varietà degli esercizi e l’eliminazione dello stress derivante dalla ricerca del risultato si riesca a stimolare l’area del cervello in cui ha sede la creatività, il cui utilizzo non è sufficientemente incoraggiato in ambito scolastico, dove si tende a favorire lo sviluppo della logica e della razionalità. Questo tentativo di permettere al cervello del bambino di lavorare in maniera alternativa e più completa ha fatto sì che il metodo Wein sia stato adottato al di fuori dell’ambito calcistico, per esempio, dal Ministero della Pubblica Istruzione di Singapore, dove l’educazione fisica poggia sui principi fondamentali di questa “filosofia sportiva”.
Stando ai risultati ottenuti nei trent’anni di attività di Wein, si può pensare che il suo metodo riesca a diffondersi con successo anche in Italia, dove ancora non ha la stessa capillarità che ha presso molte altre federazioni del mondo, prima fra tutte quella spagnola, in cui è ormai da anni il punto di partenza di ogni scuola calcio. Tuttavia, Arrigo Sacchi ha recentemente approvato le tecniche di Wein e si può iniziare a pensare che con la giusta programmazione e la continuità, si possa arrivare a competere con i principali settori giovanili al mondo nel giro qualche anno.
