La Periferia del Fútbol - San Telmo, dove calcio e storia si mischiano

 di Francesco Fedele  articolo letto 228 volte
La Periferia del Fútbol - San Telmo, dove calcio e storia si mischiano

Fermate un argentino per strada, possibilmente appassionato di storia del proprio Paese (ne siamo consapevoli, è una combinazione alquanto inusuale) e domandate di San Telmo. Non potranno non illuminarsi gli occhi del vostro interlocutore. Il motivo? San Telmo è il quartiere più antico di Buenos Aires.  Oltre che curiosando nei vari archivi disponibili a tal proposito, ce ne potremmo accorgere girando per le strade di quello che è a tutti gli effetti una culla di antichità trapiantata in un’epoca non sua. Gli innumerevoli negozi di antiquariato presenti, la struttura dei palazzi e tanto altro ancora: qui sembra di essere indietro di secoli, e ciò ha un fascino non indifferente. Come in ogni angolo dell’Argentina, il fútbol è presente, con la squadra che ha dato il via alla carriera, tra gli altri, di Mariano Izco, nota conoscenza del nostro campionato.

Per conoscere più da vicino il mondo San Telmo, abbiamo raggiunto in esclusiva Dario Rocher, coordinatore delle giovanili del club, attualmente militante in Primera B Metropolitana.

Siete reduci da un campionato positivo come quello dello scorso anno, culminato con un undicesimo posto finale in classifica a soli 2 punti dai playoff per accedere alla B Nacional. Anche in questa stagione il San Telmo sta disputando un’annata tranquilla, con un ‘promedio’ che non desta troppe preoccupazioni. Quali sono i vostri obiettivi nel breve e medio periodo?

“Gli obiettivi per questa stagione sono soprattutto accumulare esperienza nella categoria e puntare su diversi giovani che fanno parte della prima squadra del club. Dal punto di vista sportivo a inizio campionato avevamo l’intenzione di giocarci l’accesso ai playoff per la B Nacional, ma a causa di questioni extracalcistiche, troppi infortuni e alcune prestazioni discontinue della squadra, siamo lontani da quanto ci eravamo prefissati. Nel medio periodo è difficile tracciare degli obiettivi, specialmente dal momento che ci sarà un’imminente ristrutturazione di tutte le categorie inferiori argentine”.

Il San Telmo dopo aver giocato una sola stagione in Primera Division Argentina, ormai nel lontano 1976, ha disputato tanti campionati nelle categorie minori. Perché, secondo la sua opinione, il club ha avuto difficoltà ad arrivare e a competere nel massimo campionato nazionale? Potrebbe essere questo l’obiettivo dei prossimi anni?

 “Dobbiamo organizzare il nostro futuro rimanendo coi piedi per terra. Quando la squadra raggiunse la promozione in Primera Division nel 1976 non esisteva la B Nacional: nacque nel 1996 con l’incorporazione di vari club dell’entroterra argentino, mentre prima esisteva un campionato alla quale partecipavano soltanto squadre di Buenos Aires. Da lì in poi è partito un processo di gerarchizzazione e sviluppo delle infrastrutture delle società delle serie minori argentine. Il nostro desiderio è giocare in categorie superiori, però, per fare ciò, è imprescindibile migliorare nell’organizzazione, investendo e potendo contare su campi d’allentamento di nostra proprietà. Questo sarebbe il primo passo per aspirare a una crescita del club”.

Il calciatore di maggiore riferimento e importanza uscito dal vostro settore giovanile è sicuramente Mariano Izco, attuale calciatore del Crotone, con diversi anni passati al Catania, e tante presenze in Serie A. Debuttò nel 2000 a soli 17 anni e giocò per 4 anni nella vostra società: questo dimostra l’attento e organizzato lavoro che il San Telmo svolge con il settore giovanile.

 “Izco non è l’unico calciatore uscito dalle nostre giovanili che è riuscito ad arrivare a calcare campi di alto livello, ma abbiamo anche Jonathan Santana che ha giocato i Mondiali del 2010 rappresentando il Paraguay, la nazionalità di sua mamma, ed è arrivato qui da noi quando era appena un bambino. Attualmente posso citare Alan Franco, difensore centrale titolare classe 1996 dell’Independiente de Avellaneda, laureatosi recentemente campione de la Copa Sudamericana. Questi esempi che ho appena citato sono per noi un grande orgoglio e allo stesso tempo un incentivo per tutti i giovani giocatori che scelgono i nostri colori per iniziare le loro carriere calcistiche”.

Nella prima squadra del San Telmo ci sono tanti giovani calciatori cresciuti e formati nel vostro vivaio. È sicuramente una grande soddisfazione per il club poter lanciare così tanti ragazzi in prima squadra. Quali sono le metodologie di lavoro e gli obiettivi che il club si pone nel lavoro col settore giovanile? Preferite la tecnica o il fisico nella ricerca di un piccolo calciatore? E soprattutto, cosa rappresentano per voi i giovani?

 “Non ci piace fare una distinzione netta tra calciatori, allenatori e preparatori fisici. In generale cerchiamo sempre buoni sportivi, in alcuni prevarranno le qualità tecniche e in altri quelle fisiche. Entrambe devono essere levigate, lavorate e sviluppate. Vediamo un futuro promettente nei nostri ragazzi, ma sta a loro cogliere e sfruttare il momento giusto. Siamo sicuri che alcuni di loro potranno ambire a giocare in categorie superiori e più importanti”.

Tommaso Ferrarello e Francesco Fedele