Il rilancio del Calcio Giovanile

 di Redazione FS24 Twitter:   articolo letto 100 volte
Fonte: www.calcioscouting.com
© foto di Diego Fornero/TorinoGranata.it
Il rilancio del Calcio Giovanile

Da dove iniziare?

Studi recenti di metodologia dell’allenamento e psico pedagogia dell’apprendimento, sostengono l’utilità di andare oltre il “modello tecnico ideale” proposto ancora oggi in molte realtà calcistiche in forma “imitativa”.

Ma cosa significa?

“Si tratta di superare le esercitazioni che prevedono il solo utilizzo di metodi addestrativi con i problemi risolti dall’allenatore” (Stefano Bonaccorso).

Superare il solo utilizzo di questo metodo (deduttivo) significa proporre l’attività dando significato e risalto alla “creatività del giovane calciatore” (induttivo).

“Sarebbe auspicabile il recupero di una filosofia calcistica meno preoccupata del risultato immediato, dell’agonismo e del tatticismo” (Mino Favini).

Se l’obiettivo centrale é la formazione del giovane calciatore a 360º ciò non può che prevedere tempi di crescita “maggiormente dilatati” ma che incidono, nel tempo, in modo positivo e duraturo sullo sviluppo, non solo tecnico-tattico, di capacità mentali come l’attenzione, la percezione, la memoria, substrato essenziale per l’intelligenza calcistica.

Se questo concetto é valido per tutti i giovani calciatori lo é anche nella maturazione e sviluppo del talento nel calcio. Trasmettere al giovane calciatore di talento un imprinting orientato allo “sviluppo del pensiero” atto a favorire “scelte autonome” non può che portare giovamento al ragazzo così da potergli permettere di raggiungere, con il tempo, la piena consapevolezza delle proprie azioni.

Quale metodo proporre?

Alle società e ai coach é richiesta una seria capacità di programmare, pianificare, ricercare proposte calcistiche funzionali all'età del giovane calciatore. Ciò diventa possibile grazie all'utilizzo "integrato" di metodi induttivi e deduttivi che l'allenatore preparato e consapevole somministra al singolo e alla squadra con il solo scopo di formare un calciatore pensante (autonomo). Il lavoro così pianificato si trasforma così in una proposta didattica organizzata e adeguata ai bisogni dei giovani calciatori con tutti i risvolti positivi, presenti e futuri.

A PROPOSITO DI SCOUTING…

Nello scouting non è sufficiente individuare e selezionare il calciatore perché questo manifesti le proprie attitudini. Come scritto in altro post, il giovane deve trovare le condizioni che favoriscono l’attivazione del talento. Il lavoro dello Scout può essere vanificato se non c’è un seguito all’attività di selezione. Nasce dunque la necessità di lavorare di concerto su più fronti, ossia:

Formare osservatori/talent scout capaci di individuare calciatori di prospettiva.

Sensibilizzare le società dell'importanza dell'intervento formativo globale funzionale per fasce d'età

Agire sulle competenze degli allenatori (aggiornamento e valutazione)

Creare alleanze strategiche (famiglia, scuola, istituzioni) atte a favorire l'espressione del talento

Aggiungo, e concludo, ricordando di quanto sia importante la relazione ai fini dello sviluppo globale dell’atleta.

“La buona relazione tra allievo e insegnante (allenatore) é indispensabile per creare le condizioni migliori per sostenere la motivazione e sviluppare, al di la della prestazione sportiva, le qualità del carattere” (Lucia Castelli).