La gestione di un piccolo fenomeno nel contesto di squadra e società

23.10.2017 09:54 di Redazione FS24 Twitter:   articolo letto 1457 volte
Fonte: davide Cocchi - settoregiovanileacademy.wordpress.com
La gestione di un piccolo fenomeno nel contesto di squadra e società

Il problema più gradevole per un allenatore di Settore Giovanile. La gestione di un piccolo fenomeno che fa parte della rosa della propria squadra.
Gradevole come dicevo, ma che può diventare spinoso nel caso non si gestisca con intelligenza.
La prima distinzione da fare è sicuramente quella riguardante il contesto societario nel quale gioca il ragazzo.
In un contesto di società alta come ad esempio una serie A, il ragazzo verrà sicuramente identificato come un ottimo prospetto, ma uno dei tanti già presente nella rosa.
In una squadra di Lega Pro o medio-bassa serie B invece, la distinzione con gli altri membri della squadra sarà sicuramente più evidente.
Analizziamo soprattutto il contesto di squadra medio – bassa, dove la maggior parte dei migliori prospetti iniziano a calcare i campi di gioco.
L’errore più grande a questo livello è quello di privilegiare il ragazzo, creando quindi un diverso livello di trattamento nei confronti degli altri compagni di squadra.
Il primo problema potrebbe essere quello della frattura con gli altri ragazzi, che vedrebbero il compagno come un diverso, escludendolo dal gruppo. Le amicizie all’interno della squadra sono fondamentali soprattutto per creare un ambiente sereno e senza malumori.
E’ invece importante avere un trattamento uniforme, soprattutto per migliorare il ragazzo sia tecnicamente sia a livello caratteriale. Sollecitare il suo miglioramento, correggerlo spesso, continuare a renderlo affamato di calcio.
Tanti talenti si sono persi perchè si sono sentiti arrivati già in tenera età, senza disciplina tattica e mentale. Ragazzi che facevano la differenza nelle basse categorie ma che poi confrontandosi con il calcio che conta hanno accusato il colpo, perchè non abituati a migliorarsi.
L’umiltà è una delle doti più importanti per un calciatore che vuole affermarsi.
Mi è capitato ultimamente di avere il piacere di vedere un ragazzo delle giovanili della Reggiana convocato in nazionale under 15. Il mister per giustificare la sua convocazione a dispetto di altri membri della squadra ha usato una frase stupenda: “viene convocato lui per premiare il lavoro di tutta la squadra”. Ottimo modo di motivare il resto dei ragazzi.
Altra analisi importante da fare è vedere non più la gestione dalla parte del mister ma dalla parte dirigenziale.
Nel caso di un fenomeno costruito in casa, conviene venderlo subito al Milan, Inter, Fiorentina di turno o farlo crescere fino ai 16/17 anni nelle formazioni di casa?
Sicuramente la prima persona che potrebbe spingere per la sua cessione sarebbero i genitori, ingolositi dalla possibilità di vedere il figlio in una squadra importante.
Spesso però ci sono anche le mani “sapienti” dei procuratori, che seguono i ragazzini fin da piccoli, promettendo carriere, ma non conoscendo in fin dei conti la testa del giocatore.
Ritengo opportuno, sia per il valore di un Settore Giovanile, sia per un fatto puramente economico, cercare di trattenere un prospetto almeno fino alla categoria Allievi.
Prima di tutto, per far crescere il valore del ragazzo, che a 14 anni è sicuramente più basso che a 16.
In secondo luogo ritengo abbastanza bassa la soglia dove è possibile trasferire un ragazzo fuori regione (14 anni compiuti) in quanto molti di loro sono ancora bambini a livello mentale. Allontanarsi dai genitori, dagli amici, dai compagni di scuola può essere spesso uno shock difficile da colmare subito. Ovviamente è anche un modo per responsabilizzare il ragazzo, ma non è scontato che tutti siano pronti per questo salto.
E’ fondamentale quindi che anche la società in questione non si faccia prendere la mano di fronte ad una offerta economica, che soprattutto in questo periodo di crisi, potrebbe far vacillare anche i presidenti più facoltosi.
Analizzare uno per uno i ragazzi, guardare soprattutto al futuro, cercare di intuire dove questi potranno arrivare è un grande passo, che non tutti gli addetti ai lavori riescono a fare.
Soprattutto questo vuol dire programmazione, altro tasto dolente per il movimento nazionale, che brucia talenti, per la fretta di venderli, ma soprattutto che considera i ragazzi come merce, ma non come patrimonio della società.